Preloader Silvia Calzoni Naturopata
il valore del sintomo lo pratico anche su me stessa

Il valore del sintomo: lo pratico anche su di me

C'è una frase che ripeto spesso alle persone che accompagno: i sintomi non sono nemici, sono messaggi da tradurre. È un lavoro che pratico ogni giorno nella mia vita, non solo nel mio studio, con eventi piccoli e grandi, anche se per quelli piccoli è meno evidente. Non sono diversa da chi seguo: ho semplicemente scelto di portare sempre più consapevolezza nella mia vita, per crescere e cambiare. Ed è anche per questo che questo lavoro conta così tanto per me.
Alla fine di agosto, quella pratica è tornata a chiedermi attenzione con più forza del solito.

 

Cosa è successo

Durante un bellissimo trekking ho preso una storta molto forte, che si è poi rivelata una frattura. Mi ha fermata, per forza, per almeno 30 giorni. Ho dovuto spostare appuntamenti, annullare eventi, chiedere aiuto: da sola, con una gamba sola, non si riesce a fare granché.

 

La paura, e poi il ritorno al centro

All'inizio hanno prevalso la paura e il senso di impotenza. Poi, anche grazie a chi mi è stato vicino fin da subito, sono rientrata in me. Mi sono co-regolata, e il mio sistema nervoso è tornato a uno stato meno alterato di allerta, quello che mi ha permesso di ritornare al centro e organizzarmi.

 

Quello che insegno, lo sperimento per prima

Quello che insegno alle persone che accompagno, lo sperimento sempre per prima su me stessa: non è la prima volta, e non sarà l'ultima. Qual' è, questa volta, il mio punto di partenza? Quale emozione si nasconde in questo evento, nella mia caviglia destra?

 

Ripercorrendo quei giorni, ho riconosciuto con chiarezza le fasi che il mio sistema nervoso ha attraversato gli stati che il nervo vago regola in ognuno di noi. I primi giorni ero molto agitata: il sistema nervoso simpatico, quello dell'allerta e dell'azione, aveva preso il comando. Poi sono arrivati i momenti in cui avrei voluto solo "sparire", sopraffatta da un senso di impotenza: lo stato dorso-vagale, quello del blocco e del ritiro. Solo piano piano ho preso confidenza con questo nuovo stato, l'ho accolto, mi sono messa in ascolto davvero e ho cominciato a vedere soluzioni: il ventro-vagale, lo stato di calma e connessione in cui torniamo a sentirci al sicuro.

 

Mettersi in ascolto

Ho capito che non era così inaspettato: da tempo mi sentivo oppressa da alcune situazioni, e mi ripetevo spesso:
"Se poi mi fermo io, se poi sono io ad aver bisogno... cosa succede?"
Quasi una sfida. La rabbia di accudire senza mai essere accudita. Mi sono creata, senza saperlo, la situazione ideale per mettere in scena tutto questo.

Cosa mi ha detto la caviglia

Poi ho verificato. La caviglia è il nostro appoggio al suolo, i criteri con cui viviamo, il modo in cui ci rapportiamo agli altri: ci fermiamo, piuttosto che continuare così.
La frattura invita a riflettere per procedere, a imparare a restare e ad affidarsi alla vita con sicurezza. I tendini rappresentano l'ipercontrollo, e il potere di essere semplicemente noi stessi. Tutto perfetto.

 

Una storia che non si standardizza

Naturalmente questi sono solo spunti di riflessione: ognuno di noi ha una storia personale, e gli eventi che ci accadono sono unici, raccontano una storia speciale, che non si può standardizzare. Quello che ha significato per me questa frattura non è una formula da applicare a chiunque abbia lo stesso infortunio: è la mia storia, letta con i miei occhi, nel mio momento di vita.

 

E tu?

Quando è stata l'ultima volta che ti è successo qualcosa che portava con sé un messaggio?
Non deve essere per forza qualcosa di grave: vale per un fastidio che si ripete, un piccolo imprevisto, quanto per un evento importante, cambia l'intensità, non il principio.
Non sono diversa da te: ho solo scelto, per me stessa prima ancora che per lavoro, di portare sempre più consapevolezza in quello che vivo.
È il motivo per cui faccio questo lavoro, ed è il motivo per cui oggi te lo racconto.

Se ti va, scrivimi la tua storia. Se invece c'è qualcosa che senti di voler ascoltare più a fondo, puoi prenotare una breve call conoscitiva gratuita di 30 minuti (la sezione "Un invito" del sito) per capire insieme da dove partire.
Oppure, se ti senti già pronta, il primo passo è una seduta individuale.

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